VIDEOCONFERENZA sul Vangelo domenicale di MARTEDÍ 2 Febbraio 2016 h. 21.00 sul tema: “Prendere il largo per far emergere l’umanità” (Lc 5,1-11), a cura della Parrocchia dell’Invisibile

Per chi non avesse avuto modo di seguire la diretta della videoconferenza, può rivederla lasciando sul nostro blog i vostri pensieri, le vostre riflessioni, domande, etc., che potranno ricevere anche una risposta

 

Le domande poste in chat dopo la lettura del brano:

  • robyArco: La Parola di questa sera mi domanda: ma quanto ancora voglio aspettare prima di inizare a fare qualcosa che mi soddisfi? Qualcosa che mi riempia, che mi faccia trovare un senso più profondo, che mi faccia dire “ma quanto è bella la vita!”.come dice Monica non ho più “nulla” da perdere… Il mondo è immenso. Pieno di cose da scoprire, di persone da conoscere, di posti da vedere, di errori da perdonarsi, di musiche da ballare, di risate da godere, di piatti da assaggiare, di pazzie da concedersi e di tramonti da salutare. Non ci sono scuse o, se ce ne sono, e’ meglio che iniziamo a non crederci più: tutti abbiamo dietro la schiena due grandi ali, forse solo un pò spiumate…ma ogni scusa alla quale non crederemo più è una nuova piuma sulle nostre ali ! e solo così dal nulla inizieremo a parlare una nuova lingua di rara bellezza! buona serata a tutti e grazie di cuore
  • Gianfranco: A proposito di differenze,dal tuo osservatorio,come vedi oggi lo stato della collaborazione fra le diverse chiese cristiane? Qual’è il punto principale di divisione?Quali sono le più vicine?
  • sauro: separare ciò che vogliano veramente nel cuore a quello che ogni giorno la vita materiale ci sottopone esaltando tutte le nostre “dipendenze” e le nostre vulnerabilità correlate: ci provo con grandissimi travagli interiori, ma non ci riesco abbastanza come vorrei
  • Gianfranco: Come possiamo ,se non dominare,almeno contrastare i pensieri negativi che ci assillano?
  • Paola: ho iniziato a vivere il corpo come tempio,da amare onorare rispettare , affinchè si faccia vuoto da riempire il corpo come rete come il pescatore riempie la rete noi riempiamo il nostro corpo attraverso la buona quotidianità fatta di gesti di amore e ascolto verso l’altro…così peschiamo..forse
  • robyArco: a proposito dei travagli interiori di cui parla Sauro voglio condividere con voi questo pensiero di Kahlil Gibran ” Dio disse: Ama i tuoi nemici”. E io obbeddii e amai me stesso”. Proviamo ad “incontrarci” qualche volta al giorno con “noi stessi” . Proviamo a volerci bene. A volere il nostro bene. Ecco un primo passo verso la libertà dalle dipendenze
  • selvaoscura: Grazie Monica, grazie Luca, per poter camminare insieme in un nulla abitato e per rendere preziosa la nostra umanità in ricerca. Vi salutiamo con affetto insieme anche a Padre Michele di Monza che è venuto a trovarci a casa di Paola e Corrado con M. Teresa.

 

 

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4 risposte a VIDEOCONFERENZA sul Vangelo domenicale di MARTEDÍ 2 Febbraio 2016 h. 21.00 sul tema: “Prendere il largo per far emergere l’umanità” (Lc 5,1-11), a cura della Parrocchia dell’Invisibile

  1. Elisabetta Guerrieri ha detto:

    Dal nome “Simone” a “Simon Pietro”. Cosa significa “Simone”, qual’è quindi l’identità che si va completando (con l’aggiunta del nome Pietro) col passo della fiducia?

  2. Elisabetta Guerrieri ha detto:

    Al versetto 4 è scritto “prendi (al singolare) il largo e calate (al plurale) le reti”. Un refuso linguistico o una indicazione per i nostri esodi che cominciano con una scelta personale ma devono diventare fecondità collettiva?

    • terradelsanto ha detto:

      Il gioco dal singolare al plurale, così come per il numero delle barche (da una a due e viceversa), è voluto e indica, come dici tu, un passaggio dal livello personale a quello allargato, un contagio della proposta evangelica capace di coinvolgere e affascinare molti. Significa anche la bellezza della diversità, della molteplicità, contro ogni omologazione e appiattimento. Luca

  3. terradelsanto ha detto:

    Cara Elisabetta, il nome SIMONE deriva dall’aramaico Shimeon e significa “Dio sente, ascolta”. Nella Bibbia si legge “Lia concepì di nuovo e partorì un figlio. Disse: perchè il Signore ha sentito che ero disprezzata, mi ha concesso anche questo. E lo chiamò Simone”. Pietro invece, dall’aramaico Kefa, vuol dire si pietra, ma soprattutto “coppa di accoglienza”: le mani giunte a coppa che rappresentano la dea madre, che partorisce nuove creature. Già si capisce dunque che la chiesa affidata a Pietro (con l’immagine delle chiavi) dovrà essere non dura, “maschile” e rigida come una pietra, ma morbida, e accogliente come una madre che tutto accoglie nel suo utero di misericordia. Ecco il passaggio di nome da Simone a Pietro. Un abbraccio. Luca

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