LA VIA HA UNA META MA NON HA UN TERMINE. LA META è IL PASSO SUCCESSIVO (Jiso Forzani)
DIARIO DI BORDO. La Terrasanta ha rappresentato per me un momento di incontro profondo con Cristo e credo di aver capito qualcosa del Suo messaggio. Cristo non è venuto in terra per dimostrarci la Sua onnipotenza, ma solo per portare la forza trasformatrice del Suo amore. Non dobbiamo lasciare Cristo nella sfera della nostra mente, ma farlo penetrare nel profondo del nostro essere e solo così potremo trovare la forza per trasformare la sofferenza in autenticità dell’essere e non lasciare che la sofferenza ci trasformi in esseri banali e meschini. Capire di essere capaci di amare da molta più forza dell’essere amati e ci rende persone libere ed appassionate della vita per quello che è e nonostante tutto. (Ida, agosto 2010)
“Carissimi amici, la sera che siamo rientrati andando a dormire mi ha colpito la presenza sul comodino di un libro che non prendevo in mano da un po’. Mi sono immediatamente illuminata quando ho riconosciuto nel suo contenuto il fulcro del nostro cammino. Si chiama ”Almeno 5” come i sensi dei quali siamo composti, come il nostro immergerci integralmente nella Parola attraverso vista, gusto, odorato, tatto e udito. Mi sono rallegrata pensando a questa Parola seminata in noi, della quale almeno io, a tutt’oggi, non comprendo l’intera portata. Ma l’abbiamo gustata nella realtà di una terra tanto splendente quanto dolorosa, l’abbiamo fatta uscire con le nostre risate, i nostri commenti, i nostri silenzi e talvolta la commozione tanto vicina al pianto. Per tutto questo voglio ringraziarvi. Grazie per la vostra presenza discreta e costante, per le espressioni di amicizia che mi avete rivolto, grazie per la pazienza anche nei momenti in cui sono stata meno simpatica, grazie per la condivisione di tempi e di spazi e non ultimo………..grazie per i pasticcini! Per tutto il tempo trascorso nella terra del Santo ci ha accompagnato un vento talvolta lieve altre impetuoso come un respiro profondo di Dio in mezzo a noi, e il canto e il volo di tanti uccelli come presenza viva. Non so se sono riuscita trasmettervi le emozioni che mi vivono dentro, spero che qualcosa arrivi. Vi abbraccio con sincero affetto in quel Gesù risorto così ”uomo”che con il suo amore completo ci ha reso più liberi. Spero di incontrarvi ancora per poter percorrere con voi ancora del cammino. Shalom! Alleluia!” (Elisabetta, aprile 2010)
“Il cammino nella Terra di Gesù è stata un’esperienza di vita molto bella che mi sta aiutando a vivere la quotidianità con uno spirito diverso, un’altra luce, pur nella fatica di ogni giorno. Gesù disse al paralitico: Tu cosa vuoi? Su questa domanda ci rifletto tutti i giorni. Chiedo a Gesù la sua mano per poter camminare nella sua luce e soprattutto nella sua Parola”. (Maria, aprile 2010)

foto di A. Pucci
“Un viaggio dentro se stessi, un viaggio in cui si impara ad amare ed accogliere la diversità, l’altro, l’altro che è diverso dal solito io…io…io…io. L’altro che a volte con il suo atteggiamento incomprensibile è capace di farti crescere” (Silvia, luglio 2009)
“…mentre scorrevo la bozza d’itinerario [di un pellegrinaggio parrocchiale, ndr.] mi venivano in mente i luoghi, i volti, la fatica e la ricchezza dei contenuti che ho vissuto durante il mio pellegrinaggio con il gruppo. Non c’è confronto! Mentre lo scorrevo mi sono molto emozionato e non ho sentito alcuna necessità di tornarvi. Sto ancora vivendo il riverbero del nostro magnifico e faticoso viaggio. Un grazie a te Luca. Continua a proporre questa formula che nonostante la fatica e i possibili imprevisti rimane una opportunità unica per chiunque” (Maurizio, agosto 2009)
“Nel cammino della vita il deserto è una tappa fondamentale: è la pausa di silenzio e solitudine che dice della grandezza della potenza, che misura ciò che siamo davvero. Il deserto ci chiede verità, ci chiede l’anima… Che privilegio esserci, protetta, accompagnata, abbandonata. E dire: io vi appartengo” (Valeria, luglio 2009)
“Una parte di me avrebbe voluto trovare questi luoghi intonsi e ho visto e vissuto come sacrilega la situazione esistente, ma il mondo va avanti…e così un’altra parte di me è rimasta meravigliata e affascinata nel vedere questo crogiolo di culture e di religioni” (Carla, luglio 2009)
“La discesa [nel Machtesh Ramon, ndr.] mi ha consentito di sperimentare simbolicamente la discesa nelle viscere della mia intimità, per trovare la notte, la solidità della nuda terra e per tetto un cielo di stelle limpido e splendente che ti dice: Vivi!” (Gerardo, agosto 2009)
“E danzando canteranno: sono in te tutte le mie sorgenti” (sal 86). Difficile staccarsi dalla terra che ti ha generato, perchè essere generati nella fede è più forte che generati nella carne. Qui è l’inizio di tutto, la roccia che tutti ci regge. Senza venire qui è difficile rendersi conto di come tutto è cominciato. (Elena, luglio 2009)
Al Lago: “Infinite benedizioni nel mare di Galilea. Nel mare delle tue stelle. Che ti siedi sulla pietra e lasci affrontare il giorno. E non hai peso se non il punto ostinato e doloroso della tenerezza… Tu sei dolcemente legato. Questo è il tempo del fidanzamento. Porti la bellezza dentro te e la gioia ti sovrasta. Oltre la riva guardi e più oltre…” (Katia, luglio 2009)
“Giorno della partenza. A Cesarea Marittima ci ha chiamati e accolti un mare aperto e selvaggio. Non si poteva resistere. E così come eravamo, così bisognosi d’amore e imperfetti come siamo ci siamo arresi e bagnati. Un bagno di felicità. Non poteva esserci saluto migliore a questa terra di verità. Shalom” (Valeria, luglio 2009)
“Grazie! Il mio cuore è colmo di gratitudine! Ti ringrazio perchè mi hai sostenuto durante tutto questo cammino sul TUO suolo, sulla TUA terra anche se ogni evento, ogni segno lasciava presagire che non ce l’avrei fatta… Credevo di trovare la mia “terra promessa”… Mi sono risvegliata di soprassalto, i miei occhi si erano aperti, ma guardavo e non vedevo, ti chiedevo di parlarmi ma non ti ascoltavo…, desideravo fuggire… Quella terra che sembrava rifiutarmi, non volermi… Non sentivo risposte, non vedevo soluzioni, avrei desiderato SPARIRE, non essere mai partita. Ma ormai ero lì, nel deserto, e un motivo c’era… Alla fine di questo percorso posso dire che un FORTE MESSAGGIO per me è arrivato!… Ora ho capito che tu mi vuoi QUI e mi ami così come sono… Grazie a tutti gli angeli custodi che mi hanno accompagnata e sostenuta. Da sola non ce l’avrei fatta! AVEVO DUBITATO DI TE E TU MI HAI RISPOSTO CON TUTTO IL TUO AMORE PER ME, PER NOI… GESù TI AMO! Forse è la prima volta che te lo dico! GRAZIE” (Laura, luglio 2009)
“…rimane la parte più bella, il vento del deserto e l’emozione di Gerusalemme. Mi è veramente sembrato di parlare con Dio faccia faccia, mai l’avevo sentito così vicino.” (Adriano, marzo 2004)
“Dio non sta solo nella bellezza di questa natura, ma anche in noi che stiamo imparando a conoscerci e ad accoglierci.” (Luisa, estate 2004)
“Questo pellegrinaggio è stato l’ossigeno che ha ridato vita alla fiamma che stava per spegnersi: la fiducia in me stesso” (Yves Claude, aprile 2005)
Andate nella Terra del Santo!
(tratto da Avvenire del 31/12/2003) IL DIRETTORE RISPONDE.
Andare in Terra Santa, un seme di pace. Caro Direttore, seguo con grande interesse tutto il “nostro” giornale, ma con autentica passione l’impegno e lo spazio che state dedicando ai pellegrinaggi in Terra Santa. Ho 54 anni e quest’anno ho conseguito il tesserino di “guida dei Luoghi Santi”. Per la mia preparazione ho impiegato ben otto viaggi di studio e carità nella terra di Gesù. Non so quante sono le persone del mio sesso e la mia età che hanno avuto la stessa caparbietà per ottenere quello che io considero non un’”autorizzazione” a guidare i pellegrini, ma un vero “anello nuziale” per chi ha “sposato” la causa dei luoghi e dei nostri fratelli cristiani in difficoltà. Non è semplice portare avanti un tale impegno per una madre di famiglia che, tra l’altro, lavora anche fuori casa e che, per la “dura” preparazione che il traguardo esigeva, ha speso molte delle sue ferie, del suo stipendio di impiegata, riducendo al minimo le spese personali. Quando questa lettera le arriverà, sarò in Terra Santa, per la prima volta alla guida di un gruppo di 13 persone: famiglie di modesti operai e impiegati, gente che ha risparmiato un anno intero e rinunciato a tante cose per fare questo viaggio. Sono persone che avevano molti timori. Il “bombardamento” dei media sulla situazione del Medio Oriente aggiunge danni a quelli terribili prodotti dai kamikaze palestinesi e dalle ritorsioni israeliane. Il Signore mi ha dato la forza e la serenità per convincerli che a visitare i luoghi santi non si corrono rischi. E sono convinta che anche stavolta si ripeterà il miracolo tante volte sperimentato: la gioia di un pellegrinaggio in Terra Santa ha la capacità di riaccendere di calore straordinario anche la più tiepida delle vite cristiane. Potessi trasmettere a tutti la mia tranquillità, così come sono riuscita con queste persone, la guerra sarebbe finita da un pezzo. Se i pellegrini fossero migliaia, il conflitto ne sarebbe alleviato più che non da qualsiasi Road Map. Chi vuole veramente la pace in Terra Santa, vada a deporre con una visita un “semino” di pace! Inutile cantare “Tu scendi dalle stelle” se Betlemme è solo un nome che sentiamo nel racconto dei Vangeli di Natale: almeno una volta nella vita bisogna recarvisi di persona. Spero che la pubblicazione di questa lettera possa dare coraggio a tutte le persone titubanti. Nel nostro pellegrinaggio abbiamo una mascotte: Camilla di 12 anni, in viaggio con mamma e papà. Ines Montanaro,S. Salvo Marina (Ch)
Pellegrinaggi e questioni di sicurezza (di L. Buccheri)
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Chiunque ha vissuto questa esperienza e vuole lasciare una propria testimonianza… ecco lo spazio per farlo! Coraggio!! Luca
Un viaggio che aspettavo da molto tempo… meditato, deciso, organizzato ma all’ultimo rinviato con profonda delusione a causa della guerra… ma poi di nuovo riprogrammato, finalmente giunto e vissuto intensamente.
Un viaggio che mi ha visto solitaria andare incontro ad un gruppo di persone che non conoscevo, che poi sono diventati amici e con cui ho condiviso un momento della mia vita molto significativo.
Un gruppo di persone che nell’amore e nell’ascolto della parola di Dio si sono riunite e messe alla ricerca del progetto e del messaggio del Padre, ognuno con spirito diverso, ognuno con motivazioni e aspettative proprie, ognuno vivendo questa esperienza in modo personale ed unico, ma nel modo più bello: quello della condivisione, dell’amicizia e della fratellanza.
Un viaggio itinerante e autogestito e per questo molto faticoso; un viaggio che, per la prima parte, quella del deserto del Neghev, mette a dura prova, vivendo in essenzialità, al freddo, senza comodità, senza luce, nel silenzio e nella vastità di una terra sconosciuta che appare immensa, ostile… una terra che alle volte fa paura, ma che ti dà l’opportunità di guardare e di meditare dentro a sé stessi. Un’ esperienza che fa sentire il calore e l’importanza della vita… tua, degli altri, della stessa Terra… un’esperienza che ti rende infinitamente riconoscente a Dio per questo meraviglioso dono.
Un pellegrinaggio a cui non avevo dato una missione precisa; non mi ero posta domande, non cercavo risposte, volevo semplicemente essere più vicina al Padre, dedicare un po’ di tempo solo a Lui, ringraziarlo infinitamente per il dono della vita, per il suo immenso amore, per la sua presenza costante vicino a me e per chiedere perdono della mia condizione umana così fragile e superficiale. Qualcuno potrebbe obbiettare: “Come se questo non si potesse fare ogni giorno comodamente a casa propria, nella propria intimità”. Certamente sì, deve essere così… ma io ho scelto di fare questa esperienza come momento per rinnovarmi, per chiedere a Dio di aiutarmi ad affidarmi a Lui giorno dopo giorno, ad aprire il mio cuore alla sua Parola, a comprendere il suo Progetto su di me.
In questa Terra fatta di molteplici volti, dalla nudità del deserto al lago salato del Mar Morto, dalla affascinante Gerusalemme alla città murata di Betlemme, dalla storia di Nazareth e Cafarnao alle incontaminate sponde del lago di Tiberiade, abbiamo letto la storia dell’umanità, da Abramo a Mosè a Gesù… la nostra storia. Una Terra ricca di fascino e di antichità, in cui convivono diversi popoli: ebrei, cristiani, musulmani e al loro interno altre suddivisioni, diversità ed ideologie. Una Terra di contraddizioni in cui i luoghi di culto e preghiera sono spesso contesi con forza dalle varie confessioni; dove si professa la pace ma anche dove si incontra continuamente gente armata che vigila sulla sicurezza; dove ricchezza e povertà stanno l’una di fronte all’altra. Luoghi in cui spesso si fa fatica ad incontrare Dio eppure è in questa Terra che la Parola si è fatta Carne.
Leggere la Parola di Dio nella Terra in cui si è manifestata rende questa parola ancora più concreta, udibile e visibile, ma non solo. La Parola penetra nel cuore fino a farti provare una moltitudine di sentimenti e sensazioni: dal dolore alla gioia, dalla miseria all’appagamento, dalla quiete all’agitazione, dall’inadeguatezza alla perfetta sintonia, con sé stessi, con gli altri, con la vita e con Dio.
I fatti non sembrano più così lontani e incomprensibili ma sembrano più vicini e diventano fatti quotidiani, di una vita passata e molto diversa dalla nostra, ma pur sempre reale e percettibile. Una vita umana di un Uomo, che pur essendo figlio di Dio e pertanto Dio stesso, decide di immischiarsi nella fragilità, nella fatica, nella scomodità, nelle difficoltà e nella miseria della vita, giungendo al sacrificio più grande quello di donare la propria vita per amore nostro e per la nostra salvezza.
Un pellegrinaggio che non è terminato con il mio ritorno a casa, un cammino che porto dentro, un’emozione che mi accompagnerà nel mio percorso di vita, un’ esperienza molto toccante, un’esperienza da rinnovare ancora.
Caro Luca! Sono stata veramente felice di vedere il sito sulla Terra Santa e credo che presto anch’io verrò a fare una bella camminata con voi.
E’ troppo bello quello che hai scritto e viverlo personalmente deve essere un’esperienza unica ed irripetibile.
IL Signore è vero che semina sempre ed in ogni momento, ma vivere certe esperienze semplicemente nella “terra” dove egli ha vissuto camminato è a mio avviso un’esperienza stupenda, che entra nella tua vita a forza impregnando non solo in quei momenti la vita ma anche e soprattutto quella futura.
Non si possono vivere certe esperienze senza modificare l’esistenza,senza cercare di fare un pò di deserto dentro di noi ,nella nostra vita per arrivare al Cristo Vivente.
Non credere che il Signore non ha seminato, lo ha fatto e credo che dalla tua testimonianza dia molto frutto e soprattutto il desiderio a chi non ha vissuto l’esperienza di venire a viverla.
Anche con ritardo voglio mandarti i miei auguri di pasqua che da quello che ho letto siano stati splendidi e sopratttutto fruttuosi.
Roberta M.
Oramai sono 5 anni dal viaggio in Israele e ogni tanto ‘riemerge’ qualche cosa: un ricordo, una nota di viaggio, un CD con le foto…
A ripensarci devo dire che ero partito pensando che i momenti ‘forti’ li avrei vissuti a Gerusalemme, invece è andata un po’ diversamente: ho vissuto abbastanza bene il primo ‘impatto’ col deserto, mi sono stupito della bellezza del canyon rosso, sono rimasto a bocca aperta durante le visite a vecchie città del deserto, ora meta di archeologi, e mi sono ‘rigenerato’ a Ein Gedi.
La cosa più ‘strana’ però, quasi da studiare psicologicamente, è stata quella che mi è accaduta durante il viaggio fra Gerico e Gerusalemme, in quanto mi sono commosso parecchio perchè mi sembrava di ‘TORNARE A CASA DOPO ESSERE STATO LONTANO PER DECENNI’ e questo proprio non me lo spiego.
Piero B.