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NUOVO SITO DELLA TERRA DEL SANTO
27 06 2011Commenti : Lascia un commento »
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Nella terra del Santo con la Bibbia in mano
14 06 2010Una proposta nuova per essere pellegrini in Terra Santa in spirito di libertà, semplicità e ricerca, aiutati dalla sapienza delle Scritture ebraico-cristiane. Prossime date: 26 luglio- 5 agosto 2011 (in tenda e autogestione); 29 agosto – 7 settembre 2011 (in case di accoglienza e pensione completa)
È possibile ancora oggi vivere il viaggio in “Terra Santa” (ma a me piace chiamarla “Terra del Santo”…) con lo spirito degli antichi pellegrini mettendo in secondo piano tutto ciò che sa di turismo, anche religioso, e puntando sull’essenzialità del pellegrinaggio, la riscoperta di una dimensione di fiducia itinerante, la centralità della Parola di Dio e della terra che l’ha generata? Devo dire sinceramente che non sono tante oggi le proposte in tal senso… (continua…)
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Categorie : pellegrinaggi
ISCRIZIONI
13 01 2009Le iscrizioni non comportano penalità fino a tre mesi prima della partenza e permettono di ricevere informazioni aggiuntive e materiale formativo utile al viaggio. Per info e iscrizioni contattare Luca: lucbuc66@gmail.com , cell. 335.6505904
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Categorie : pellegrinaggi
5 minuti di bellezza dalla terra del Santo
5 12 2008Commenti : Lascia un commento »
Categorie : geografia
Luoghi dalla terra del Santo
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Categorie : archeologia, geografia
La svolta di Annapolis
28 11 2007di Antonio Ferrari
Molti scommettevano sul fallimento. Errore, perché le svolte mediorientali si manifestano quasi sempre nei momenti di diffuso pessimismo. Il solenne impegno annunciato ieri dal premier israeliano Ehud Olmert e dal presidente palestinese Abu Mazen di cominciare subito i negoziati, per concluderli entro il 2008, prima dell’uscita di scena di George W. Bush, rilancia speranze che pochi osavano formulare. Dono prezioso per il presidente degli Stati Uniti che ha aperto, con evidente soddisfazione, la conferenza che non può e non deve fallire, perché un fallimento avrebbe conseguenze disastrose e sanguinose per la regione più tribolata del mondo.
Bush, ad Annapolis, ha detto che «l’obiettivo è di far ripartire il negoziato, non di concludere un accordo». Entrare nel labirinto dei problemi concreti (Gerusalemme, rifugiati, frontiere, acqua e sicurezza) avrebbe fatto deragliare una «storica opportunità». Ma annunciare l’impegno davanti ai rappresentanti di 50 Paesi, tra cui 16 arabi, molti dei quali sono sempre formalmente in guerra con Israele, ha un valore straordinario. Anche perché tutti, protagonisti e comprimari convenuti nel Maryland, hanno qualcosa da guadagnare. Probabilmente ha ragione l’ironico articolista dell’Arab News che scrive: «Aspettati niente, conquista qualcosa, goditi i risultati».
«Aspettati niente», perché pensare di risolvere subito il conflitto israeliano-palestinese era ed è impossibile. Ma quell’«aspettati niente! » è come un esorcismo preliminare che moltiplica le suggestioni della sfida.
«Conquista qualcosa», perché, in fondo, non è difficile. Gli Stati Uniti, dopo il fallimento iracheno, hanno potuto ospitare quasi tutti gli attori, amici e nemici. L’Unione Europea, dopo anni di divisioni e tentennamenti, è riuscita ad aiutare gli Usa con iniziative diplomatiche più incisive: se la Siria ha accettato di partecipare è merito suo. Proprio Damasco ha raggiunto l’obiettivo che si prefiggeva: uscire dal novero dei «Paesi canaglia» e tornare nel salotto buono, pronta a chiedere e, magari sottobanco, ad offrire. I ricchi sauditi, che in passato lasciavano ad altri la gestione politica delle varie crisi, si presentano come soggetto propositivo, con l’obiettivo di cementare il piano, presentato due volte ai vertici della Lega araba, che prevede di normalizzare i rapporti con Israele in cambio della restituzione di tutti i territori occupati.
«Goditi i risultati», perché qualche risultato c’è già. Oltre all’impegno di israeliani e palestinesi, si è rianimato il Quartetto (Usa, Ue, Onu e Russia), al quale era stato affidato il compito di ricomporre i cocci e rilanciare il processo di pace. Fino a ieri il Quartetto era un fantasma. Adesso, scelto un unico e prestigioso inviato, l’ex premier laburista britannico Tony Blair, potrà lavorare su problemi concreti.
Un altro risultato di Annapolis è la reazione scomposta di chi teme la svolta: l’Iran e i suoi alleati. Ecco perché la foto di gruppo, stavolta, vale più di una promessa. (fonte: Corriere della Sera; posted by terradelsanto team)
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Categorie : attualità
Medio Oriente. Il vertice incerto
15 11 2007|
di Janiki Cingoli |
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Categorie : attualità
Olmert-Abu Mazen alla conferenza con un documento congiunto
10 10 2007I negoziati sullo status finale dei Territori palestinesi inizieranno dopo il vertice internazionale di Annapolis, negli Stati Uniti, che si dovrebbe tenere entro la fine di novembre: è quanto avrebbero deciso il premier israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Abu Mazen al termine dell’incontro di ieri mattina a Gerusalemme. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz , i due dirigenti avrebbero dato mandato alle rispettive squadre negoziali di avviare i lavori su una dichiarazione congiunta a partire dalla prossima settimana e senza limiti di tempo; una dichiarazione che servirà a gettare le basi del vertice di Annapolis e che sarà «sufficientemente generica da evitare difficoltà ma che permetterà allo stesso tempo di poter procedere», come hanno spiegato le fonti. Da parte palestinese è filtrata la possibilità di uno scambio di territori che interesserebbe il 2% della Cisgiordania, ipotesi che è stata però smentita da fonti israeliane, secondo le quali non è stata discussa alcuna specifica percentuale di territorio. La settimana prossima è comunque prevista una visita nella regione del segretario di Stato Condoleezza Rice, sempre nel quadro di preparazione della Conferenza in cui rientra anche l’incontro tra Olmert e Abu Mazen. L’Anp ritiene possibile giungere ad un accordo di status finale entro i prossimi sei mesi, nonostante la difficile situazione interna; Olmert si è invece mostrato più prudente, parlando di «approccio realistico alla pace». Al solito, l’atteggiamento statunitense potrebbe rivelarsi decisivo in merito: l’amministrazione Bush ha virtualmente ignorato per mesi il dossier mediorientale, limitandosi ad appoggiare la linea israeliana e a ribadire il sostegno – solo diplomatico – al governo di Abu Mazen. (fonte: Cipmo; posted by terradelsanto team)
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Categorie : attualità
Rapito e ucciso il libraio cristiano di Gaza
8 10 2007GERUSALEMME — «Sono con qualcuno. Farò tardi, non aspettarmi per cena». La moglie ha aspettato, Rami Khader Ayyad non è tornato. «Qualcuno» gli ha sparato un paio di colpi alla testa e ha scaricato il corpo martoriato dalle coltellate vicino a una delle moschee di Gaza. Rami, 32 anni, era cristiano, dirigeva la libreria della Società biblica palestinese. Era cristiano e aveva paura. Da mesi lo minacciavano di morte, pensava di essere seguito, temeva di essere ammazzato. La libreria era stata incendiata in aprile, un attacco rivendicato dalla Spada del-l’Islam, gruppo nato da poco e che sostiene di essere vicino ad Al Qaeda. Rami aveva chiuso il negozio sabato al tramonto. Dal giorno prima, era preoccupato per un’auto senza targa che si aggirava nei dintorni. Quando ha telefonato, la moglie — incinta, a casa con gli altri due figli — ha capito il pericolo e ha avvertito la polizia. Rami è stato eliminato poche ore dopo. «Ucciso per la sua fede», commenta da Gerusalemme un portavoce della Società biblica. A Gaza, tra i 3.200 cristiani, le accuse vengono fatte sottovoce. La comunità teme rappresaglie. Rami e gli altri attivisti sono accusati di compiere attività missionaria. Ismail Haniyeh, il premier di Hamas deposto dal presidente Abu Mazen, si è affrettato a ripetere che «i cristiani sono parte del nostro popolo e non permetteremo a nessuno di sabotare questa alleanza storica». Eppure i cristiani della Striscia spiegano che la situazione è peggiorata, da quando il movimento fondamentalista ha preso il controllo con un’operazione militare. Durante gli scontri di giugno, una scuola e un convento guidati da suore cattoliche erano stati saccheggiati e incendiati. «Niente accade per caso in questi giorni», aveva commentato il reverendo Manuel Muallem. Gruppuscoli come la Spada dell’Islam hanno attaccato negli ultimi mesi gli Internet caffè e i negozi di musica. «Vogliono imporre la legge islamica e chiedono che anche noi ci sottomettiamo», ha denunciato il reverendo Hanna Massad, pastore battista. Al funerali di Rami hanno partecipato anche tanti musulmani. La bara è stata trasportata alla chiesa greco- ortodossa, dall’auto sventolavano tre bandiere palestinesi. «Hai sacrificato il tuo sangue per quello di Gesù », ha gridato la madre piangendo. La famiglia ha voluto enfatizzare la relazione con gli islamici. «Abbiamo combattuto insieme per decenni». Il corpo è stato seppellito nel cimitero ortodosso, perché i battisti — Rami era uno dei pochi — non hanno un cimitero a Gaza. «Sono terrorizzato. Non posso credere che questo stia succedendo nella Striscia», dice Issa, venuto a visitare i parenti. «Ha pagato con la vita per difendere la Bibbia». «E’ troppo presto per parlare del movente», commenta Hussam Tawil, un parlamentare che rappresenta i cristiani. Hamas ha sempre condannato gli attacchi contro i fedeli dell’altra religione. «Il problema non è l’organizzazione principale — commenta Labib Madanat, responsabile della Società biblica —. Non ci ha mai bersagliato. Il problema sono quelli che lavorano all’ombra di Hamas». Salah Bardawil, deputato del movimento fondamentalista, ha accusato «gruppi che vogliono infangare la nostra immagine. Noi proteggiamo i luoghi sacri dei cristiani». La Società biblica palestinese aveva chiesto e ottenuto che gli uomini della forza esecutiva, la «polizia» organizzata dal governo deposto, piantonassero la libreria di Rami. Non sono bastati a proteggerlo. I rapitori hanno aspettato che anche le guardie andassero a mangiare, alla fine della giornata di digiuno per il mese di Ramadan.Davide Frattini (fonte: corriere.it; posted by terradelsanto team)
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Categorie : attualità
Israele libera 250 prigionieri di Fatah
11 07 2007|
Olmert tende la mano ad Abu Mazen e rilascia un gruppo di detenuti «che non ha le mani macchiate di sangue» |
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GERUSALEMME - Olmert tende la mano ad Abu Mazen e libera, come era nell’aria da qualche tempo, 250 prigionieri palestinesi. La decisione è stata ufficializzata domenica dal Consiglio dei Ministri israeliano. Un nutrito gruppo di detenuti affiliati al partito Fatah, «che non ha le mani macchiate di sangue», è spiegato, ritroverà presto la libertà. «Un gesto di buona volontà nei confronti di Abu Mazen», ha chiarito il premier Olmert in vista dell’incontro tra i due leader della prossima settimana. LA GUERRA CONTINUA - Il tutto mentre la jihad islamica continua a lanciare razzi Qassam contro lo Stato ebraico, sette solo domenica nell’area del Negev senza fare vittime o feriti. Attacchi che non hanno fermato fortunatamente gli sforzi diplomatici di Abu Mazen e Olmert, sempre alla ricerca di un comune percorso di pace. E proprio nell’ambito di questi sforzi, ha spiegato Olmert, si inserisce la decisione del gabinetto dello stato ebraico di approvare il progetto di rilascio dei detenuti palestinesi. Una concessione che segue lo sblocco di una parte dei fondi dovuti da Israele all’Autorità palestinese, per cui lo stesso Olmert si era impegnato in occasione dell’ultimo vertice con il presidente dell’Anp, lo scorso 25 giugno a Sharm el Sheikh. Decisioni che il premier israeliano spera possano rafforzare la posizione di Abu Mazen al cospetto di Hamas, il movimento radicale palestinese che da giorni ha preso il controllo totale della Striscia di Gaza. PRODI: «CONTRIBUTO A PROCESSO DI PACE» - «La decisione del governo Israeliano è un contributo significativo al processo di pace in Medioriente», ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi rientrando all’hotel King David, al termine di una cena informale con il primo ministro israeliano Ehud Olmert a Gerusalemme. «La sera stessa in cui questa decisione fu presa, ho telefonato ad Olmert per congratularmi con lui e questa sera mi ha confermato che la scarcerazione avverrà presto e che è sua intenzione inserire questa misura nell’ambito di una vera e propria strategia». |
(fonte: corriere.it; posted by terradelsanto team)
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